Blogger, Vlogger e Instagrammer al Museo. Tutto sugli influencer della cultura.

Cultura Digitale per l’Audience Development nei musei

I musei italiani si sono attrezzati di Social Network, ma come li usano? Blogger, Vlogger e Instagrammer vengono utilizzati dai Social Media Manager di consueto per sfruttare i follower di questi personaggi nelle strategie di Brand Awareness. Anche per il settore della cultura Blogger, Vlogger e Instagrammer possono essere volti freschi attraverso cui comunicare l’interesse verso l’arte e la cultura. Gli IGERS di ogni città, per esempio, sono una grande community che produce molte foto dedicate alla cultura e al loro territorio, valorizzandone la bellezza tramite contenuti spettacolari.

Perché invitare Blogger, Vlogger e Instagrammer al Museo

Nulla di nuovo, ma poco diffuso. Qualche giorno fa si parlava del progetto attivato presso le Scuderie del Quirinale, che hanno coinvolto alcuni blogger e instagrammer per visitare a porte chiuse e in anteprima la mostra Il Museo Universale. I micro-racconti su Twitter e Instagram, gli articoli sui blog, le condivisioni su Facebook e i pin su Pinterest sono piccoli semi in grado di attivare il flusso dei visitatori. Perché? La più convincente forma di pubblicità è il passaparola! Se una persona che seguo sui social mi racconta di aver visitato una mostra, i contenuti di questa mostra mi saranno già più familiari. Avrò, quindi, una buona motivazione per voler cercare maggiori informazioni sull’evento.

La migliore forma di comunicazione è il passaparola

La cultura digitale si basa su una parola: condivisione. Per condivisione s’intende l’azione virtuale di un utente che attiva la circolazione di un contenuto nella sua attività digitale. Di questi tempi il vecchio passaparola diventa una forma di comunicazione possibile non solamente per strada, al lavoro o nel nostro locale preferito, ma anche sullo stream di notizie virtuali che visitiamo più volte nel corso della nostra giornata. Anche se decidiamo di guardare questo mondo con sospetto, la realtà è che alcune persone riescono a guadagnarsi una maggior visibilità rispetto ad altre, diventando opinion leader o influencer. Questi personaggi solitamente possiedono un blog, un vlog o almeno un account su un social network attraverso il quale si connettono con tante altre persone. La capacità di parlare con questi pubblici e di interessarli al punto di ricevere molte reazioni ai contenuti che condividono diventa strategica per chi si occupa di comunicazione.

Museum Upgrade: dall’ufficio stampa alla cultura digitale

La maggior parte dei musei italiani presidia i social network con la stessa strategia comunicativa del loro vecchio ufficio stampa. I loro post condividono nomi, date, luoghi e orari. Nei casi migliori avanza il live streaming, con foto e video in tempo reale. I social network non funzionano (solo) così! Per valorizzare la cultura nel settore digitale è indispensabile partire anche dalle tipiche strategie di Social Media Marketing che, oltre ai Piani Editoriali, ai Piani di Sponsorizzazione, ai Blog e alle varie campagne di Content Management, attiva strategie di Digital PR.

Digital PR per i musei

Una strategia di Digital PR comincia con un obiettivo di comunicazione:

  • Con quali fette di pubblico vuole comunicare il museo?
  • Quali contenuti del mio museo desidero comunicare?
  • Sono coerenti i miei obiettivi con la mission del museo e il target selezionato?

Poste queste basi si procede con la selezione dei Blogger, Vlogger e Intagrammer adatti agli obiettivi di comunicazione scelti. Questi influencer dovranno avere una community di riferimento coerente con il pubblico con cui il museo intende comunicare. I loro contenuti dovranno essere in linea con gli obiettivi selezionati. Infine, la loro popolarità dovrà essere reale e non fittizia. Come misurare la consistenza della popolarità di un aspirante influencer? Non fidiamoci dei numeri, ma del tasso di interazioni che riescono a generare (per esempio quanti like e quali commenti generano le loro conversazioni sui canali utilizzati). Scegliere una rosa di influencer comporta una strategia ben precisa, che dovrà rientrare negli obiettivi decisi all’inizio della nostra strategia di Digital PR.

Scegliere la rosa degli influencer

Cosa comporta questa strategia? Basta porsi un paio di domande. Può essere utile la visibilità di una fashion blogger per promuovere la nuova mostra di un museo? Se la nostra mostra si lega a un’atmosfera in cui bellezza e raffinatezza sono elementi importanti la nostra risposta potrebbe propendere per un “sì”. Abbiamo già menzionato l’importanza strategica delle comunità IGERS delle città per la valorizzazione del proprio territorio. Non dobbiamo trascurare, per lo stesso motivo, i travel blogger. Concludendo: la nostra attenzione dovrà costruire una rosa di influencer legati -in modo creativo- all’atmosfera proposta dal museo.

L’importanza di stilare un contratto

Una volta selezionati i nostri influencer gran parte del lavoro sarà dedicato al loro contatto e alla scrittura dei relativi contratti, dove si andrà a specificare la tipologia del rapporto tra il museo e l’influencer, il contenuto della collaborazione, l’oggetto sul quale si valuterà la performance dell’influencer e la relativa ricompensa. Il contratto è importante per assicurarsi che gli obiettivi del museo siano chiari. Si tratta, quindi, di uno strumento fondamentale per misurare e quantificare i risultati dell’azione compiuta dai nostri Blogger, Vlogger e Instagrammer al museo.

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6 COMMENTS

  1. Un articolo che propone un argomento interessante, di cui si parla pochissimo e che è il mio lavoro.
    Sono una blogger d’arte e credo di essere l’unica in Italia a farlo per professione, nel senso che è proprio il mio lavoro. Il grosso problema in questo momento, nel nostro paese, è che il museo pensa che coinvolgere blogger e influencer sia cosa facile e che i risultati vengano da soli, mentre invece bisogna che si sia una pianificazione e una visione delle strategie social da parte dei profili dei musei e delle mostre.
    E’ un territorio ancora tutto da esplorare ma che credo sarà la salvezza per il nostro patrimonio culturale, perché la valorizzazione si fa solo se c’è conoscenza e i blogger servono a questo.

    1. Ciao Caterina, grazie per il tuo commento. Sono felice che hai trovato l’articolo interessante. Anche io trovo utile la figura professionale del blogger, vlogger e dell’instagrammer all’interno dei piani strategici di comunicazione al museo. I primi risultati già si vedono, dato che se ne parla. Confido che nei prossimi mesi nascano sempre più progetti coordinati all’interno del mondo della comunicazione dell’arte e della cultura!

  2. Sono una laureanda magistrale di Archeologia. Condivido pienamente il tuo pensiero. Uso molto Instagram e ormai è da un po’ di tempo che penso di poter dedicarmi alla cultura tramite social network. Oggi l’arte, l’archeologia, i musei e i beni culturali non sono poi così tutelati e valorizzati come dovrebbero. Conosco ragazzi di 25 anni che non sono mai stati in un Museo! Dunque si, condivido ciò che dici. C’è la necessità di divulgare e noi giovani amanti della cultura dobbiamo impegnarci in questo. Grazie per l’articolo, mi hai dato una motivazione in più.

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