In principio fu Omero: le origini dello storytelling.

Ricordi la tua prima lezione di letteratura in prima media? La professoressa ti faceva aprire il capitolo di Epica e cominciavi “Cantami, o Diva, l’ira funesta del Pelide Achille, che infiti lutti addusse agli Achei”. Scommetto che questa frase non è nel dimenticatoio 😉

Così come Epica è la prima memoria dei nostri primi giorni di scuola, Omero è la prima memoria utile per gli appassionati di storytelling. Vuoi comprendere anche tu le origini dello storytelling? Ho scritto questo articolo appositamente per te.

Omero non ha scritto l’Iliade, né l’Odissea

La tradizione orale omerica era una poesia duttile, con trame e protagonisti a grandi linee già conosciuti dagli uditori; pertanto adatta e propensa all’improvvisazione.
Si chiama “Questione Omerica” ed è una lunga diatriba sul ruolo (e sull’esistenza) di Omero. Di questa questione a noi interessa un solo nome: Milman Parry. Milman è un grecista che ha identificato nella tradizione orale il processo di costituzione dei poemi omerici. Cosa significa questo per noi?

Prima di Omero, prima della scrittura stessa, i poemi omerici esistevano in forma orale. I cantori di queste poesie viaggiavano di corte in corte, interagendo direttamente con la committenza. Venivano pagati per intrattenere i conviviali con storie mitologiche, che erano di volta in volta modificate a seconda dei gusti e delle circostanze.

I cicli epici sono nati per intrattenere e veicolare informazioni

La convivialità, la partecipazione, il senso di appartenenza e l’immortale attualità dei poemi omerici legano la narrazione al DNA umano. Gli antichi non soltanto dialogavano tra loro attraverso le storie, ma si connettevano soprattutto con le culture e con le conoscenze dei loro antenati. A partire da questa riflessione, Brian Boyd e Denis Dutton approfondiscono i legami tra la sopravvivenza della specie e l’istinto dell’arte che ne caratterizzerebbe un vantaggio biologico.

Mi sono subito appassionato a questi studi e ho deciso di scrivere Lo Slancio. Etica e design delle esperienze di storytelling. Anche oggi le storie influenzano in modo intrigante il nostro immaginario. Pensa alle favole che raccontiamo ai nostri figli, alle pubblicità che ci martellano con i loro colori, ai discorsi politici, alla cronaca e ai gossip che animano le nostre conversazioni.

Storytelling: lo diceva già Aristotele

Per Aristotele le storie epiche della cultura orale erano in grado di veicolare ἡδονή “piacere” e allo stesso tempo μάθησις “apprendimento”.
Oggi in Marketing e Comunicazione si parla spesso di storytelling. Dopo essermi appassionato di fictionalizing, ho sentito la necessità di rivedere il significato dell’etichetta “storytelling”. Ho sempre avuto l’impressione che necessitasse di più rispetto. Così ho deciso di scrivere 📕 Lo Slancio, con l’intenzione di parlare non solo del design delle storie, ma anche di un’etica del loro uso.

Per Aristotele noi imitiamo il mondo sin dall’infanzia. Attraverso l’imitazione ci procuriamo le prime conoscenze del mondo. Aristotele nella sua Poetica scrive che le storie ci consentono di esercitare le emozioni e l’empatia fin dagli albori.

Il principale argomento della tragedia greca era la distruzione delle normali relazioni di una famiglia: un figlio che uccide il padre, due fratelli che lottano a morte, una madre che uccide i suoi figli per vendicarsi sull’ex marito ecc. Per Aristotele queste trame affascinano da sempre gli esseri umani. Probabilmente i tempi non sono cambiati, basta rivolgersi alle trame dei film o delle soap opera in televisione.

Le storie sono palestre di empatia, ma attenzione!

Abbiamo già parlato di empatia, arte e neuroscienze. Raccontare -o ascoltare storie- sono attività piacevoli che aumentano le nostre possibilità di vivere esperienze. Nei prossimi articoli ti racconterò del fictionalizing.

Le narrazioni ci danno la possibilità di cambiare pelle e di immergerci in mondi inattesi. Poter vivere ruoli diversi dal nostro diventa -sin dal Pleistocene- un vantaggio inaudito per la nostra specie. Ma il potere che hanno le storie anche può diventare uno strumento utile anche per soggiogare e limitare i nostri comportamenti, piuttosto che metterli in discussione e contribuire a rinnovarli.

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